^ Il linguaggio universale e SPONTANEO della razza umana

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Ciao,

esiste un linguaggio universale SPONTANEO della razza umana, nonostante le varie etnie, le varie culture, le differenti credenze di varia natura (religiose, sociali, ecc.) o le differenti influenze geografiche del pianeta Terra?

Esiste un qualcosa che accomuna… noi razza umana? :-)

Qual è il linguaggio universale e SPONTANEO della razza umana?

Viaggiando per il mondo durante le conferenze scientifiche o durante i viaggi di piacere… mi accorgo di abitudini o modi di vedere diversi… spesso generati da filtri sociali inculcati per secoli

Se vuoi ABBATTERE tali filtri per vedere la vera essenza di una persona, devi vederla mentre balla in MANIERA SPONTANEA… soprattutto in gruppo! :-)

Con spontaneo intendo dire che si muove nel modo più istintivo che viene da dentro… senza pregiudizi di sorta o paura di essere giudicato o giudicata. Questo si può vedere anche nella persona apparentemente più rigida e robotica …

Bene, sulla base di tale principio, ti suggerisco di guardare completamente questo video:

Come potrai vedere le persone si muovono nel modo in cui si sentono, indipendentemente da chi siano e dove siano e questo sprigiona tanta ENERGIA POSITIVA SPONTANEA.

È la storia di Matthew “Matt” Harding, un designer di video giochi americano, che raggiunto velocemente il suo sogno di entrare nel settore dei video giochi, ha sentito di volere qualcosa di più…

con i soldi messi da parte ha iniziato a viaggiare per il mondo, e così per gioco ha iniziato a far ballare in modo spontaneo le persone in ogni paese del mondo dove è andato, fino a farne un sito con i video dei suoi viaggi: http://www.wherethehellismatt.com

A causa del suo messaggio mondiale POSITIVO ed ENERGIZZANTE, ha avuto talmente successo, che è stato anche invitato da alcuni paesi a fare da testimonial, come nel caso dei mondiali di calcio in Sud Africa 2010.

Il successo di gradimento, si è esteso nel pianeta a tal punto da creare un tormentone, spingendo le persone a chiedersi: “Where the hell is Matt?” (Dove diavolo si trova Matt?)

A volte un’idea strampalata… porta a risultati incredibili ed inattesi. :-)

Un bel po’ di emozioni POSITIVE a me questo video le ha suscitate nel vedere tale energia positiva che ci accomuna. :-D

E allora quale è il linguaggio universale della razza umana?

Il linguaggio universale e SPONTANEO della razza umana, sono le EMOZIONI POSITIVE!

Ed allora se la tendenza naturale della razza umana sono le EMOZIONI POSITIVE, perché nel mondo accade il contrario… e la razza umana VIVE nella PAURA? :-)

E perché ho enfatizzato il concetto di RAZZA UMANA?

… non potevo semplicemente dire uomini o donne? :-)

Per capire come tutto questo è collegato in modo NASCOSTO e come ci è stato inculcato in modo TALMENTE SOTTILE per SECOLI, parleremo nei prossimi articoli di:

  1. VERA Fisica quantistica dai grandi del passato;
  2. Chi sono i NASCONDITORI?
  3. La vera natura del DNA umano
  4. Tante false credenze accettate a livello mondiale per secoli

Non tutti saranno pronti ad accettarlo… è comprensibile.

Razza Umana… rialzati in piedi completamente Unita!

Un grande abbraccio,

Giulio

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@ Si può guarire con la terapia verbale?

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Ciao,

è possibile guarire con la terapia verbale? :-)

Fantascienza?

Molto interessante è la ricerca della Dottoressa Gabriella Mereu.

Le parole sono molto importanti perchè condizionano le nostre credenze e l’uso di certi termini nel nostro uso quotidiano piuttosto che altri, è molto importante perché può condizionare il nostro stato d’animo.

La terapia verbale agisce sulla causa morale od emotiva del disagio.

Ogni malattia vuole darci un messaggio: il sintomo espresso a livello fisico in modo visivo, è un segnale dell’inconscio che denuncia un malfunzionamento, cioè un qualcosa che non va nello stato affettivo-emozionale del malato.

L’origine della malattia è quasi sempre di origine psicosomatica.

Il principio della terapia verbale è basato sulla medicina omeopatica, ovvero curare il male con lo stesso male. La differenza è che nella terapia verbale non si usano farmaci o preparati, ma solo le parole, specialmente tramite metafore! :-)

Quando “un paziente” si esprime liberamente in maniera colorita descrivendo il proprio malessere, usa un linguaggio fatto di metafore (che la Dottoressa Mereu definisce pazientese).

Ascoltando tali metafore, si può “leggere fra le righe” la causa del malessere. Sciogliendo tale metafora personale con una metafora o con altre parole in analogia a quella del paziente, spesso si possono ottenere risultati sorprendenti. Sciogliere la metafora significa rendere consapevole il paziente della vera causa del malessere, usando la terapia verbale.

Un esempio tratto dal libro “La Terapia verbale” della Dottoressa Gabriella Mereu:

Una signora sentiva un dolore al dente: “È come se sentissi il dente di sopra più grosso che batte contro quello di sotto”. Indagai. Venni a sapere di un inquilino della paziente che abitava al piano di sopra e che era suscettibile e prepotente.

Dissi alla signora di proiettare la rabbia per l’inquilino nel dente dolorante; il dolore diminuì immediatamente.

Talvolta tali metafore che creano qualche disagio, non sono del paziente, ma sono collettive o sono acquisite dalle persone che ci circondano nella vita quotidiana.

Voglio suggerirti l’interessante libricino “La Terapia verbale” della Dottoressa Gabriella Mereu, in cui potrai trovare oltre a spiegazioni più approfondite, anche diversi casi pratici descritti. Ti consiglio di abbinare anche con il DVD omonimo.

La terapia verbale mira a sciogliere la metafora del paziente.

Nelle mie ricerche mi sono accorto che fra le cause principali di molte malattie, vi è la mancanza di ricircolo dei sentimenti di amore o di perdono, nel senso che tali sentimenti rimangono bloccati con atteggiamenti di rigidità verso se stessi o verso gli altri (per orgoglio, paura, rancori, concezione del peccato, paura di Dio, ecc.) e questo debilita le fibre muscolari e produce alla lunga gli effetti di varie tipi di patologie.

Di questo ne parlo anche nel file 7 del mini audio corso “Alla Scoperta dei tuoi Poteri Straordinari”.

Buona giornata,

Giulio

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? Albert Mehrabian ha sempre ragione?

Comunicazione 2 Comments »

Ciao,

forse ti chiederai chi è Albert Mehrabian… forse ne hai sentito parlare… ad ogni modo, è uno psicologo statunitense, docente famoso per le sue pubblicazioni sull’importanza degli elementi non verbali nella comunicazione faccia a faccia fra persone.

Molte volte ci affanniamo a cercare le parole giuste quando parliamo, in quanto dovrebbero avere un’importanza notevole… invece la realtà è un po’ diversa. ;-)

Quando contano secondo te le parole? :-)

Albert Mehrabian afferma che le parole durante la comunicazione, contano solo il 7%. Quindi il restante 93% è rappresentato da altro!

Gli studi di Albert Mehrabian attestano che le parole contano solo il 7%.

Se il 7% è rappresentato dalle parole, il 93% da cosa è rappresentato?

Il 55% è dato dai gesti, espressioni facciali, postura, ecc. Ad esempio posso dire belle parole motivanti, ma se il mio corpo ha una postura da depresso con espressioni facciali tristi e chiusura verso l’altra persona… non sarò coerente con quello che dico.

Il 38% è dato dal tono, dalla velocità della voce, ecc. Al solito, posso dire belle parole motivanti o gioiose, ma se le dico usando un tono di voce frustrato, triste od arrabbiato, non sarò coerente con quello che dico.

Quindi serve la coerenza SINCERA fra verbale (parole), non verbale (linguaggio del corpo) e paraverbale (uso delle voce).

Basta infatti osservare la realtà di tutti i giorni, per avere una conferma di questo! :-)

Eppure… siamo sicuri che le parole contano solo il 7%? ;-)

Guarda questo interessante video.

(Purtroppo è in inglese, ma è abbastanza intuitivo anche per chi non conosce la lingua. Comunque appena ho un po’ di tempo, lo sottotitolo in italiano). :-)

La regola di Albert Mehrabian, vale in particolari condizioni.


Pochi sanno che questa regola vale solo nel caso, una persona parli di sentimenti ed attitudini personali (come afferma lo stesso Albert Mehrabian), inoltre tali valori delle percentuali trovati, sono soggetti a cambiare in base alle condizioni in cui gli esperimenti sono stati effettuati. Infatti vi sono altri studi successivi che hanno fornito valori differenti (ne parleremo in un altro articolo).

Una cosa è certa: “Comunichiamo sempre” anche quando non parliamo (1° postulato della comunicazione). :-)

Eppure per esperienza personale, in certi casi tale valore del 7% è vero al primo impatto con una persona, ma poi tende ad aumentare nel tempo (dipende dal contesto).


Vuoi alcuni esempi? :-)

  1. Mi trovo a parlare a conferenze scientifiche internazionali, e se comunicassi con tutto l’entusiasmo coinvolgente (nei gesti e nella voce) senza dire cose interessanti o peggio dicendo solo stupidaggini… credi che avrebbe un bell’effetto?

    Il contenuto è importante, ed ha un valore percepito BEN DIFFERENTE a seconda di COME lo presenti.
  2.  

  3. Sicuramente nelle relazioni amorose sono MOLTO IMPORTANTI il contatto fisico, la giocosità, i sentimenti trasmessi col corpo, la voce, ecc. Eppure ti chiedo: quanto durerebbe una relazione amorosa se il contenuto della comunicazione fra i due amanti rimanesse sempre a livello superficiale?

    In tal caso il 7% è destinato ad aumentare dal primo impatto di conoscenza e corteggiamento, fino allo stare assieme per anni… soprattutto se l’intento è quello di avere una famiglia con figli.

Approfondiremo comunque ancora…

spero intanto di aver fornito qualche spunto utile in più su Albert Mehrabian e sulla tematica comunicazione.

Buona giornata,

Giulio

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? Perché parlare lingue diverse?

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Ciao,

ti sei mai chiesto per quale assurdo motivo nel mondo si parlano lingue diverse?

Si cerca di unificare gli stati (come ad esempio nel caso dell’Unione Europea), si adotta un’unica moneta (ad esempio l’Euro), si cerca persino di dare norme e leggi europee comuni… e per quale ragione, non si potrebbe cominciare a parlare un’unica lingua?!?

Difficile? Diciamo non facile, se estendiamo la questioncella all’intero pianeta, però è possibile … e fatto sta che…

Parlare lingue diverse, è una fonte di separazione!

Conosco l’inglese e quindi di solito nei viaggi all’estero, riesco a comunicare senza problemi. Eppure prima di un viaggio, la mia preoccupazione maggiore, non è tanto uscire dalla zona di comfort avventurandomi in posti sconosciuti con diverse culture od abitudini… la mia preoccupazione più grande è di solito: non essere in grado di farmi capire o riuscire a capire! Lincomprensione fra le persone, crea separazione!

Per carità, la comunicazione verbale conta solamente per il 7%, ma forse non è proprio bello trovarsi ad esempio alla dogana od in un hotel ad eprimersi soltanto con smorfie, ammiccamenti e gesti… non credi? :-)

Nell’ultimo viaggio recente in Argentina per una conferenza scientifica (dove di solito si parla inglese), ero da solo, e per motivi di voli disponibili, sono arrivato un paio di giorni prima. Una volta arrivato, nessuna persona che incontravo parlava inglese… così mi sono trovato ad interagire a gesti con un vocabolario spagnolo in mano! :-)

Eh sì, in quei giorni iniziali…

mi sono sentito solo e separato dalle altre persone! :-(

Parlare lingue diverse, divide le persone!

A quando risale l’origine di questa separazione nel parlare lingue diverse?

Difficile da dire.

Senza entrare in posizioni di natura religiosa, se vogliamo affidarci ai testi antichi… molti (della cultura occidentale) associano la leggendaria Torre di Babele, alla possibile separazione delle lingue… in particolare quanto descritto nella Bibbia, nel libro della Genesi (11, 1-9):

“Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro“. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

È dunque questo il Dio dell’Unione e dell’Amore? 8O

Alla grazia del Dio amorevole! Qualcosa non torna!

Oltretutto le recenti scoperte della fisica quantistica (ti suggerisco ad esempio “Entanglement” di Massimo Teodorani), parlano della NON ESISTENZA DEL VUOTO… (e quindi assenza di separazione),

e della materia universale come un’UNICA SOSTANZA ENERGETICA (ti consiglio lo splendido “Il linguaggio della Matrix Divina” di Gregg Braden, di cui parlerò approfonditamente in altri articoli).

Ed allora proseguendo il discorso sulle antiche scritture…

mi sono divertito a confrontare tre Bibbie differenti, ed ho ottenuto tre frasi leggermente diverse…

ad ogni modo non mi venite a parlare di interpretazioni (ne parleremo in un altro articolo), … perché il concetto non cambia.

Partendo, fra tanti dibattiti, dalla lingua originale della Bibbia, nel passaggio attraverso le varie traduzioni, fino alle lingue attuali…

le possibilità son tre:

  1. alcune parti della Bibbia mancano (volutamente o no) e quindi ci sfugge qualcosa;
  2. la traduzione è sbagliata, rispetto all’originale;
  3. la traduzione è stata volutamente alterata, rispetto all’originale.

Nel caso di tagli od alterazioni volute, viene da chiedersi:

Chi ha interesse che parliamo lingue diverse… e perché?

Tale domanda lo so… ti sembrerà folle! 8O

A dire il vero non volevo neppure parlarne, ma…

a tal proposito, tanto per iniziare con un leggero antipasto, voglio proporti il video in 3 DVD, di David Icke - “È Tempo di Scegliere”:

sappi che stavolta non ti anticiperò niente … ognuno è libero di farsi una propria idea.

Il consiglio te l’ho dato! :-)

ATTENZIONE: qualche tua convinzione sulla odierna realtà, potrebbe crollare! ;-)

A proposito del viaggio in Argentina … passati i giorni iniziali, dopo ho conosciuto persone fantastiche ed è stata una bellissima esperienza umana… oltre che un’opportunità per imparare i primi rudimenti dello spagnolo (per un italiano non è così complicato).

Buona notte,

Giulio

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> Quando usare: “perché” o “come”.

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Ciao,

ti sarà capitato di sentire o dirti: “Perché, perché succedono tutte a me?”, “Perché non riesco?” , “Perché mi ha lasciato?” od altre frasi simili poco potenzianti… vero?

Hai dei dubbi che l’uso di perché o come non faccia differenza? :-?

Purtroppo per cultura sociale il pensiero delle persone tende a focalizzarsi sugli aspetti negativi di un evento o di una situazione. Le parole usate verbalmente o mentalmente hanno un influenza devastante sul nostro stato d’animo, e non è un caso che il 70% dei vocaboli e sinonimi usati in media da una persona (nella cultura occidentale), sono negativi anziché positivi. In questo articolo parleremo di quando usare due parole molto importanti: perchè e come.

Perché o come, cambiano il tuo stato d’animo.

Partiamo dal fatto che domande di qualità, generano una vita di qualità!

Se ci facciamo le domande sbagliate e limitanti, il nostro stato d’animo avrà delle ripercussioni negative.

Quindi dobbiamo fare attenzione a quello che ci diciamo o ci domandiamo: l’uso di perché o come, possono fare una grande differenza! 8O

Usare il perché in una domanda, approfondisce molto il significato di qualcosa, pertanto se usiamo continuamente una frase del tipo: “Perché non riesco in questo?”, od altre frasi simili, cosa accade?

Vado ad approfondire, il mio stato di frustrazione perché non riesco in quella cosa e quindi il cervello andrà a rinforzare il mio stato d’animo negativo, fino a generare ulteriori dubbi sulla mia autostima e sulle mie capacità, ponendomi in uno stato d’animo ben peggiore (come nella figura sopra).

Di conseguenza, probabilmente entrerò in un ciclo limitante in cui il mio dialogo interno mi porterà a dire che sono una buona a nulla, sono un fallito, ecc. finendo per intaccare la propria identità (che è la cosa peggiore). :-(

Noi non vogliamo che accada questo, vero? ;-)

Usare il perché o come al momento giusto, fa la differenza!

Anziché focalizzarsi sul problema, occorre focalizzarsi sulle possibili soluzioni! :-)

Quindi invece di usare il perché è FONDAMENTALE usare il come in una domanda, in quanto forza il cervello a trovare delle soluzioni a quella situazione. Il risultato è di gran lunga ben diverso ed ha un impatto più ottimistico e motivante sul tuo stato d’animo: in pratica anziché piangerti addosso, ti spinge ad agire ed a pensare in positivo (come nella seconda figura).

Quindi per tornare all’esempio visto precedentemente, potrei chiedermi: “Come posso riuscire in questo?”, oppure “In che modo posso riuscire ad essere brava in questo?”

Ben diverso da prima… non credi? ;-)

Sappi, che nessuno nasce imparato in qualcosa ed è sempre possibile imparare e diventare bravi o trarre esperienza da certe situazioni.

Voglio concludere questo articolo regalandoti una chicca:

quando usare allora il perché al momento giusto? :-)

Abbiamo detto che l’uso del perché approfondisce… giusto?

Quindi cosa vogliamo approfondire? Esatto, stati d’animi positivi!

Quindi useremo il perché nelle domande, SOLAMENTE per approfondire situazioni che ci fanno star bene o che fanno star bene gli altri, magari dopo situazioni positive o dopo che abbiamo fatto od hanno fatto bene qualcosa.

Una sorta di rafforzamento del dialogo interno positivo e della propria autostima o di quella altrui (ovviamente per le persone di cui nutriamo un sincero interesse positivo)… anche se a pensarci bene…

dovremmo essere più aperti positivamente verso tutti, anche con qualcuno o qualcuna che ci crea un certo fastidio emotivo… in quanto se andiamo ben a scavare in profondità, è possibile che alcune di tali caratteristiche,  siano proprio in risonanza con le nostre. ;-)

Buona serata,

Giulio

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> Perchè evitare “ma” e “però”

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Ciao,

mi auguro che tu possa esserti rilassato durante questo periodo estivo o che tu possa farlo nel caso debba ancora iniziare le vacanze. In questo post voglio parlarti degli svantaggi di usare le parole: ma e però durante la comunicazione.

L’uso di MA e PERÒ, tolgono comprensione verso l’altra persona

Fra le fondamentali capacità di un buon comunicatore vi è quella di stabilire e mantenere empatia con l’interlocutore o con gli interlocutori; fondamentalmente alla base di questa empatia ci deve essere la sincera comprensione della persona con cui comunichiamo.

L’idea di base è che se diamo comprensione all’inizio di una frase, dobbiamo mantenerla anche nel resto della frase stessa (senza cancellarla), anche se vogliamo esprimere un nostro punto di vista personale diverso od aggiuntivo!

In realtà ti svelerò un segreto: dovremmo cercare di mantenere una certa comprensione per tutta la durata del dialogo. ;-)

Comprensione, non significa dar ragione; se non siamo d’accordo non dobbiamo esserlo necessariamente ovviamente. Ad ogni modo, mantenere una certa comprensione verso l’altra persona, permette di mantenere una certa empatia con il nostro interlocutore.

Come regola interessante, sarebbe opportuno ad esempio, cercare di evitare l’uso del ma o del però, in quanto tali parole tolgono comprensione a chi ci ascolta!

Osserviamo tale schema

“comprensione, ma punto di vista personale”

o

“comprensione, però punto di vista personale

Secondo lo schema precedente cosa accade? Da prima la persona si sente compresa, poi tale comprensione le viene tolta bruscamente, negando quanto detto in precedenza, semplicemente usando due semplici parole semplici come ma o però. :-(

E’ tutto impercettibile a livello subconscio, ma stai sicuro che vien percepito eccome! Diciamo che non è certo un bel modo per venire incontro all’altro.

Meglio mantenere sempre tale comprensione durante tutta la frase anche se vogliamo dare un nostro parere personale; questo manterrà l’empatia percepita, ammorbidendo anche lo scambio di opinioni diverse in un’ottica più costruttiva.

Quindi anziché usare MA e PERÒ, meglio usare una congiunzione positiva

Ma e però sono congiunzioni avversative ed a queste è preferibile usare congiunzioni positive come “e“, “anche“, oppure espressioni come “è anche vero che“, “anche se“, “forse“, o l’uso di verbi al condizionale, ecc.

Lo schema dovrebbe essere ad esempio uno dei due :

“comprensione, punto di vista personale”

oppure

“comprensione e punto di vista personale”

Vediamo alcuni esempi poco opportuni:

“Mi piace il tuo vestito, ma è troppo lungo”

“Ti capisco benissimo, però te la prendi troppo”

“Sei stata brava, ma puoi migliorare”

Riscriviamo gli stessi esempi in maniera più opportuna cercando di mantenere la comprensione:

“Mi piace il tuo vestito, forse è troppo lungo”

“Ti capisco benissimo, è anche vero che te la prendi troppo”

“Sei stata brava e puoi migliorare”

Il tutto viene percepito in maniera ben diversa… non credi? ;-)

In un prossimo articolo parleremo invece di alcuni casi in cui può essere opportuno usare il ma e però (fra l’altro c’è un caso all’interno di questo articolo in cui l’ho usato volutamente… riesci ad individuarlo?).

ESERCIZIO: Se ti va, per iniziare, puoi provare ad esercitarti eliminando il ma e però dal tuo vocabolario… ti assicuro che all’inizio non sarà così facile. :-)

Buona serata,

Giulio

 

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* Come rendere efficaci le slides di una presentazione

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Ciao,

ti sarà capitato talvolta di assistere a presentazioni noiose o di fare delle presentazioni in pubblico ed accorgerti che le persone che ascoltavano erano alquanto distratte…

Oltre all’importanza di imparare a parlare in pubblico tenendo viva l’attenzione (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo “L’arte di parlare in pubblico”), sono molto importanti anche i lucidi o le slides di una presentazione.

Efficaci lucidi o slides di una presentazione possono fare la differenza

Oggi voglio darti alcune “dritte” che ho sperimentato ed affinato nel corso degli anni, per rendere molto più efficaci i lucidi o le slides di una presentazione: ;-)

1) Non leggere quello che è scritto sulle slides: oltre al fatto che leggere durante la tua esposizione abbassa molto l’efficacia  ed il coinvolgimento della comunicazione, le slides devo essere parte integrante a quello che dici! Il punto 2) successivo, ti aiuterà ad evitare questo inconveniente.

2) Evita di inserire molto testo nelle slides: Molte scritte o frasi lunghe, non sono affatto immediate e ogni persona del pubblico, non è in grado di leggere quando scritto sulle slides ed ascoltare contemporaneamente. Scrivere lunghe frasi nei lucidi o nelle slides di una presentazione, ha efficacia pari a zero!

Oltretutto vi sono persone che sono prevalementemente auditive (nel senso che ovviamente pur avendo tutti i canali sensoriali sviluppati, prediligono l’ascolto) e quindi è possibile che cerchino di leggere il testo, ma sono disturbati dalla voce dell’oratore in sottofondo. Ciò accade meno nei visivi, che (ragionando per immagini), hanno meno problemi a leggere o studiare, anche se fuori dalla finestra proviene il rumore di un martello pneumatico in sottofondo! :-)

3) Al posto di lunghe frasi, usa piuttosto schemi a punti o gli elenchi: il cervello lavora per associazioni e per schemi in modo da catalogare più facilmente le informazioni essenziali. Pertanto quando devi dare più concetti, usa gli elenchi o le liste.

ATTENZIONE: i punti di un elenco devono essere davvero pochi (al max 4 o 5) ed il testo di un punto elenco,  non deve superare una riga.

Il testo per essere efficace è più leggibile in orizzontale piuttosto che in verticale (solo se la larghezza della frase non supera la riga… se è più breve è meglio)!

Tenendo infatti fermo lo sguardo in un punto, le parole a fuoco sono limitate ed il campo visivo recepisce meglio ciò che tiene a fuoco.

In tal caso, se proprio devi usare una frase più lunga di una riga (te lo sconsiglio), dividila in due parti con un ritorno a capo appropriato, in modo da favorire la lettura verticale (mantenendo tutto il testo a fuoco).

4) Usa molto i disegni e le immagini: a meno che una persona sia non vedente (in quel caso è importante l’efficacia della voce e del modo di parlare e spiegare dell’oratore), le immagini arrivano subito  come concetto all’emisfero cosciente del cervello.

Semplici diagrammi e schemi grafici sono molto apprezzati.

Lo ribadisco: meno scritte ci sono, meglio è!

Per rendere efficaci le slides di una presentazione, occorre la sintesi!

5) Usa i colori: Ricordi quando eri bambino o bambina che ti divertivi con i pennarelli?  Non è un caso! Per il testo di solito usa il rosso (non troppo acceso) od il blu. Il rosso è il primo colore che viene percepito (ad  es: se vuoi metterti in evidenza in una folla, vestiti con qualcosa di rosso!). :-)

6) Usa un buon contrasto fra il colore del testo e lo sfondo: vi sono dei tool per calcolare il corretto contrasto, ma per andare sul sicuro, usa colori scuri per il testo (nero, rosso, blu) e colori MOLTO CHIARI per lo sfondo (bianco, giallo MOLTO CHIARO e poco accesso, rosa MOLTO CHIARO, arancione MOLTO chiaro, ecc.).

7) Evidenzia le parole chiave od i concetti importanti: è ottimo all’interno di una frase  enfatizzare le parole chiave in modo da far capire subito il concetto ad una prima occhiata (è molto più efficace del dover leggere l’intera frase).

Il cervello percepisce subito le parole chiave ed è in grado di comprendere ed estrapolare i concetti associati: fra l’altro questo è anche uno dei principi della lettura veloce.

Puoi enfatizzare le parole chiave, usando il grassetto, l’italico (o corsivo), una dimensione dei font maggiore, o l’effetto evidenziatore (cerca di usare il giallo). Evidenzia SOLO le parole chiave all’interno di una frase, possibilmente evitando di includervi anche le preposizioni (ad es: e, o, oppure, di, tra, fra, ecc.).

Per concetti molto importanti, incornicia una frase con un bordo colorato (rosso,  blu o nero) ed uno sfondo MOLTO CHIARO (giallo, rosa, arancione, celestino, verdino, ecc.)

Le dimensioni del carattere/font di ogni parte di testo, devono essere sufficientemente leggibili anche da lontano (anche se usi un proiettore, evita di usare font in cui serve il binocolo per leggere). :-)

8 ) Usa il buon senso per le animazioni: in genere gli effetti speciali tipo transizioni, o movimenti del testo tendono a distrarre. Le animazioni possono essere utili per animare i disegni, laddove un’animazione risulti molto più efficace di molte parole “arzigogolate” per spiegare lo stesso concetto.

9) Usa la prima slide per il titolo/autore ed una slide per un breve sommario: Il titolo deve essere BREVE ed efficace per far capire subito di cosa parlerai, mentre la slide per il sommario (od indice), sembrerà banale, predisporrà il cervello di ogni persona del tuo pubblico ad un migliore orientamento e schematizzazione dei contenuti.

E’ importante che ogni slide abbia un breve titolo possibilmente corrispondente a ciascuno punto del sommario.

Eventualmente se per quell’argomento servono più lucidi, usa la notazione numero_lucido_argomento/totale_lucidi_argomento (ad esempio “Benefici della meditazione (1/2)”).

Numera ogni lucido in ordine progressivo.

10) Mettiti nei panni dello spettatore: Quando hai finito di realizzare le slides, chiedi a te stesso: “Se io fossi uno spettatore che non sa nulla della materia, capirei ad una prima occhiata?” Oppure come spettatore sono costretto a leggere tutto a fatica?

Fidati: puoi fare molto meglio semplificando ulteriormente le slides, togliendo cose inutili e ridondanti! ;-)

Per non appesantire, mi limito a questi consigli di base: spero che ti siano di aiuto! Fammi sapere che benefici ti hanno apportato nelle tue presentazioni.

Purtroppo certe informazioni non le insegnano a scuola: fin da bambini si predilige dare peso esclusivamente ai contenuti (i bambini si abituano a ripetere a pappagallo quanto dice la maestra), dando poco spazio al fatto che il cervello apprende tantissimo usando soprattutto l’aspetto creativo. :-(

Se qualcuno desidera approfondire, basta chiedere e darò altri consigli più avanzati sul tema, magari in un altro articolo. ;-)

Un abbraccio e buona giornata,

Giulio

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§ Il potere delle parole

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Ciao,

ti è capitato di voler far capire ad una persona qualcosa di chiaro e banale per te, ma che invece risultasse totalmente oscuro e nebuloso al tuo interlocutore?

Il potere delle parole è devastante e spesso una parola fuori posto, può fare davvero la differenza in un senso o nell’altro a livello comunicativo! 8O

Il potere della parola … o di una sola parola… può risultare devastante!

Fra tanti esempi che potrei raccontare di quanto una parola, può fare la differenza,… voglio raccontarti un episodio divertente, che mi è capitato di recente…

tale episodio mi ha fatto riflettere:

mi è capitato di dover prestare una pennina USB di colore blu (mi auguro che tu sappia cosa sia), ad uno straniero per collegarla al suo computer…

al momento di richiederla, ho chiesto in inglese (lo parlo piuttosto bene), se potevo riavere la pennina USB: “Can I have the USB pen?”

Incredibilmente, pur avendola davanti agli occhi… il mio interlocutore non capiva. 8O

Ho cominciato ad indicarla ribadendo: “Can I have the USB pen?”

incredibile non riusciva a capire… ho cominciato ad indicarla con il dito: “I mean the blue USB pen”.

Nonostante la toccasse e l’avesse davanti agli occhi, il mio interlocutore non capiva e pensavo che stesse scherzando… macché …

ci è voluto un po’ perchè si rendesse conto di cosa volevo. :-D

“Ah, yes… the blue USB key!” :-(

Mea culpa… è vero … dimenticavo che si usa key, anzichè pen… ma alla grazia!!! 8O

Per me era semplicemente ovvio! :-(

Questo per farti capire quanto

il potere delle parole deve essere preciso per essere efficace!

Non è un caso, che secondo la Programmazione Neuro Linguistica (PNL), per entrare in rapport durante la comunicazione con una persona, si dice di ripetere esattamente le stesse parole (Bandler, il fondatore, dice persino di “spappagallare” le stesse parole)!

Ovviamente, ciò non è per prendersi gioco della persona con cui stiamo parlando, ma per il fatto che le parole che usa, sono una ben precisa rappresentazione interna di un concetto unico nella sua mente.

Quindi enfatizzare ad esempio l’affermazione di qualcuno che sta osservando un quadro e che ci dice: “Questo quadro è un’armonia di colori brillante!”

Sarebbe completamente fuori luogo, dire: “E’ vero questo quadro è proprio luminoso.” :-(

Brillante non è certo la stessa cosa di luminoso, per quella persona!

Quindi, la nostra affermazione, sarebbe completamente fuori luogo e fuori sintonia con la rappresentazione interna del nostro interlocutore.

Inoltre, il potere delle parole o il potere della parola è importantassimo non solo quando parliamo con gli altri, ma anche quando parliamo al nostro subconscio!

Può avere un impatto enorme sui nostri programmi mentali!

Approfondiremo dettagliatamente questi concetti importanti!

Buona serata,

Giulio

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^ L’arte di parlare in pubblico

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Ciao,

ti è mai capitato di parlare in pubblico e di non riuscire ad esprimerti al meglio, oppure hai assistito a presentazioni davvero noiose che non vedevi l’ora terminassero? :-(

L’arte di parlare in pubblico (od il public speaking) è un qualcosa che purtroppo la scuola non ci insegna, ma che tutti possono imparare. Spesso non viene percepito importante o viene dato per scontato.

Saper parlare in pubblico è fondamentale per far DAVVERO arrivare il nostro messaggio!

Troppo spesso diamo per scontato che il nostro messaggio, sarà capito dalle altre persone… purtroppo debbo darti una brutta notizia: :-)

Non è AFFATTO SCONTATO che gli altri ti capiscano!

Vi è un principio del 1971 del Prof. Mehrabian (UCLA), considerato ad oggi uno dei principi della comunicazione e comprensione, il quale attesta che ad un primo ascolto di nuovi concetti o riguardo il modo di esprimere i propri contenuti (verbali), le parole contano solo per il 7%, rispetto a come esprimere i contenuti (con la voce o con i gesti che insieme contano per il 93% dell’efficacia). Ovviamente i contenuti che dici debbono essere validi! ;-)

Ne parleremo approfonditamente in un altro articolo sulla comunicazione.

Il pubblico è come un bambino che va attratto SUBITO, fin dai primi secondi del tuo discorso e va accompagnato tenendolo per mano per tutta la durata della tua presentazione, possibilmente lasciandolo in uno stato emotivo migliore rispetto a prima del tuo intervento!

Le persone umane vivono e apprendono meglio attraverso le emozioni positive e pertanto è importante trovare il modo di rendere interessante quello che diciamo a chi ci ascolta. Potremmo avere delle cose bellissime da dire, ma se lo facciamo nella maniera sbagliata, non serve assolutamente a niente!

Quante volte avrai assistito ad esperti che usavano paroloni ed erano realmente noiosi in quello che dicevano … al punto che spesso il tuo cervello non ha più prestato attenzione disconnettendosi per la noia? ;-)

L’arte di parlare in pubblico od il public speaking, si compone fondamentalmente di tre componenti IMPORTANTI:

  • il presentatore (colui che parla);
  • il pubblico;
  • il messaggio (che voglio trasmettere).

Ognuno di questi pilastri o componenti, ha la propria importanza e le proprie caratteristiche di cui tener conto.

Spesso la PAURA ci impedisce di rendere od esprimerci al meglio. :-(

Allora, come vincere la paura di parlare in pubblico?

Anzichè crearsi delle immagini o dei filmini mentali che tutto andrà male (profezie autoavveranti), occorre immaginare in anticipo la mia scena (coinvolgendo mentalmente tutti i sensi) in cui con le mie straordinarie capacità conquisterò il mio pubblico, comunicando in maniera efficace.

Occorre anche affidarsi alla corretta fisiologia, che mi faccia sentire al meglio. Molti studi attestano dell’efficacia di alcuni atteggiamenti corporei che inflenzano la propria percezione del cervello e le proprie sensazioni emotive.

E’ fondamentale saper parlare in pubblico emozionando!

Purtroppo è convinzione di molti che sia importante dire quel che devo dire (leggendo o ripetendo a pappagallo) entro i tempi stabiliti, dando per scontato che gli altri mi capiscano!

E’ fondamentale mettersi nei panni degli altri, per dare maggior valore alle persone che ci ascoltano, che per mille motivi (pur essendo più o meno competenti), potrebbero non comprendere NULLA di quello che diciamo. NON DARLO MAI PER SCONTATO!

E’ necessario capire che

la responsabilità di una comunicazione efficace, è SEMPRE di chi parla, MAI di chi ascolta!

A tal proposito voglio consigliarti il DVD “Public Speaking” di Giacomo Bruno, in cui (in 3h e 19min), vengono efficacemente spiegati i segreti di come parlare in pubblico in modo efficace, tenendo conto delle tre componenti (presentatore, pubblico e messaggio). L’ho trovato realmente bello ed efficace e che può farti avere dei miglioramenti immediati. Se poi desideri approfondire ulteriormente in maniera più avanzata lo potrai fare in seguito (se lo desideri) con altri prodotti che ti consiglierò.

Un’altra componente importante di cui parlare sono i lucidi (o slides) di una presentazione e come realizzarli in maniera efficace per cogliere l’attenzione. Spesso ne ho visti di tutti i tipi, con errori madornali. :-(

Di questo ne parleremo in un altro articolo collegato.

Un abbraccio,

Giulio

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# Vale la pena di arrabbiarsi?

Comunicazione, Psicologia Benessere 2 Comments »

Ciao,

quante volte ci capita di arrabbiarsi … a chi non è successo?

Quel che piuttosto dovremmo chiederci è:

Vale la pena di arrabbiarsi?

 

Vi è un detto che dice:

 

Se c’è rimedio perchè ti arrabbi?

Se non c’è rimedio perchè ti arrabbi?

 

Lo so che non è sempre facile … ;-)

E’ anche vero che spesso ci arrabbiamo realmente per delle stupidaggini con oggetti o situazioni … :-(

Considera che la rabbia mette in moto ormoni e neurotrasmettitori che possono provocare squilibri e danni all’organismo, senza contare che le fibre muscolari perdono potere e robustezza, provocando alla lunga dei problemi alla salute.

Ora lungi da me da crearti allarmismi … per carità …

credo comunque che il vero problema sia a monte … ovvero se certe situazioni che generano la rabbia, siano alla fin fine delle gocce che fanno traboccare il vaso di una situazione precedente che si è creata a livello inconscio. In pratica quelle situazioni critiche che fanno arrabbiare, toccano il tuo vero io e fanno vibrare certe tue corde interiori che ti fanno scattare come una molla!

Quindi  spesso non è tanto la situazione in se ad essere la vera causa della rabbia.

Il discorso è complicato quando la nostra rabbia coinvolge anche situazioni con altre persone!

In tal caso, quel che dovremmo chiederci è:

 

cosa ci fa sentire arrabbiati: noi stessi o gli altri?

 

Quando vi sono coinvolte le altre persone, sarebbe opportuno non cadere nel circolo vizioso delle offese o ferite verbali che possono deteriorare un rapporto od un’amicizia.

Lo so benissimo che a volte vi sono delle situazioni che non sono per niente facili.

Se proprio hai voglia di sfogarti quando sei da solo… fatti una corsa,grida a squarcia gola oppure sfogati con un cuscino… può aiutare ;-)

sappi però che occorre comunque sciogliere l’origine o la causa della rabbia a monte …  altrimenti le situazioni scatenanti si ripeteranno … perchè ci sarà sempre una goccia (fattore esterno) a scatenare il traboccamento.

Per svuotare l’organismo dai veleni della rabbia, è necessario liberarlo dallo stress, dalle preoccupazioni a livello subconscio, utilizzando ad esempio, l’ottimo audio CD del Dott. Roy Martina - “Lasciare Andare”.

Non hai tempo per ascoltarlo?

Non ti preoccupare!

La cosa fantastica del subconscio è che è sempre in ascolto e quindi puoi ascoltare questo CD anche mentre dormi. 8O

E la prossima volta che ti arrabbi, prova a chiederti: “vale davvero la pena arrabbiarsi?”

Provare per credere! :mrgreen:

Buona serata,

Giulio 

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